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L'OPERAZIONE CAPPIO. Dopo tre anni di indagini la Guardia di Finanza, con i carabinieri, ha eseguito le ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari. Gli investigatori hanno accertato trecento operazioni illecite con denaro prestato a un tasso superiore alla soglia di legge: 550 per cento e, in un caso, 2.900 per cento
Il cappio sequestrato a casa di una delle persone arrestate dalla Guardia di Finanza FOTOLIVE «Non ce la faccio più, non ho più dignità ». È cominciata così, con le disperate confidenze di un imprenditore distrutto da tassi di prestito da capogiro l'indagine della guardia di Finanza che ha portato, grazie anche alla collaborazione dei carabinieri di Brescia, all'esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare, 5 in carcere e 2 ai domiciliari, per usura.
L'IMPRENDITORE, ha deciso di sporgere denuncia quando l'usuraio che lo stava spremendo gli ha gettato quasi in faccia venti euro per fare benzina, come se facesse l'elemosina a un pezzente: si è reso conto che non era più una persona, ma viveva e lavorava solo in funzione del debito che aveva contratto, doveva a ogni costo trovare i soldi per non fare una brutta fine. Non era più vita e l'imprenditore ha deciso che doveva fare qualcosa, che doveva chiedere aiuto a qualcuno. L'imprenditore ha sporto denuncia e la Finanza in tre anni di indagini ha messo in luce una situazione che, per il procuratore aggiunto Fabio Salamone «a Brescia è molto radicata: il fenomeno di un "credito parallelo" a quello bancario che si trasforma in usura è decisamente diffuso anche per la capacità imprenditoriale dei bresciani». L'indagine ha permesso di accertare almeno trecento operazioni di prestito rese possibili pure dalla collaborazione di un dipendente della Camera di commercio che ha cancellato 600 protesti dall'apposito registro informatico per permettere agli imprenditori di continuare ad accedere al credito bancario per reperire i fondi necessari a saldare i debiti astronomici. Solo grazie alla collaborazione dell'impiegato «indefele» il gruppo di usurai ha potuto continuare a mungere chi aveva chiesto denaro in prestito, senza la collaborazione - che costava fino a seicento euro a cancellazione - i «cravattari» non avrebbero potuto continuare a guadagnare denaro mettendo in ginocchio chi si trovava in difficoltà .
L'OPERAZIONE «CAPPIO», chiamata così perchè a casa di uno degli usurai finiti a Canton Mombello è stata trovata una corda annodata a cappio usata insieme a un taser per elettroshock usati per minacciare i clienti e perchè nelle telefonate si parlava di «impiccare chi non ripagava il prestito» è iniziata nel giugno di tre anni fa ed è stata coordinata dal sostituto procuratore Alberto Rossi. L'altro giorno la Finanza ha eseguito sei ordinanze di custodia cautelare, la settima è stata notificata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Brescia. In carcere sono finiti Augusto Amedeo Bugatti di Lumezzane, Astorre Fregoni di Calvagese, Elisa Fusar Poli di Brescia, Sandro Bresciani di Brescia, impiegato della Camera di commercio, e Giacomo Fausti di Marcheno (arrestato dai carabinieri); ai domiciliari R.A. di Desenzano e E. M. di Vestone. Ai sette sono contestati, a vario titolo, i reati di usura, estorsione, corruzione, falso, accesso abusivo ad archivi informatici, detenzione illecita di armi e munizioni, detenzione e messa in circolazione di marche da bollo false, abuso d'ufficio e peculato. Numerose le vittime dell'usura, tra cui 15 imprenditori bresciani, ma anche padri di famiglia. L'indagine che ha interessato anche le province di Bergamo, Mantova, Reggio Emilia, Parma e La Spezia, dove risiedevano alcune delle vittime, ha portato anche alla denuncia di una settantina di persone, venti con funzioni gregarie agli usurai.
A INCASTRARE i sette anni di indagini e di intercettazioni, oltre che centinaia di operazioni visionate con meticolosa attenzione dagli uomini della Finanza e la collaborazione delle vittime che hanno ammesso i rapporti economici con i soggetti che prestavano soldi. Il lavoro degli investigatori ha permesso di ricostruire negli ultimi tre anni almeno trecento operazioni di prestito illecito con tassi superiori anche al 550 per cento e in un caso, come sottolineato dal comandante provinciale della Finanza Fabio Migliorati, pari al 2.900 per cento.
GLI USURAI erogavano prestiti a fronte di cambiali con scadenze concordate o assegni postdatati, rinnovati per importi sempre maggiori se non onorati alla scadenza: inutile dire che il tasso aumentava di volta, mentre si riduceva il tempo concesso per il saldo. Gli investigatori hanno smatellato una rete di professionisti (gli usurai si conoscevano tra loro, ma non erano legati, secondo il gip, da un rapporto associativo), un gruppo che ha messo in ginocchio decine e decine di persone. Per gli investigatori le persone finite in cella non avevano nemmeno bisogno di fare pubblicità : sapevano tutti che prestavano soldi e chi ha avuito bisogno si è rivolto a loro. E soldi il gruppetto ne aveva fatti. La Finanza ha sequestrato 27 conti bancari con saldi che arrivano a un importo di circa 800 mila euro.
di: Wilma Petenzi
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